torni

Torni

E’ un nome Bengalese che significa…Il Progetto Toorni nasce ad Opera di FREED nel 2007 nel Distretto di Bankura, un Distretto del West Bengal, noto per le sue bellezze paesagistiche (tutto il West Bengal, ricco di acqua, ha una natura bella e rigogliosa) e Architettoniche. I suoi Templi di Terracotta sono strutture uniche al mondo. Tuttavia il Distretto, popolato anche da gruppi Tribali, è economicamente arretrato FREED, lo ha “adottato” partendo, come giusto, dall’Educazione come strumento di emancipazione. In particolare Educazione di fanciulle di Villaggio che, prive di un incentivo e di un sostegno, non verrebbero lasciate andare a scuola ma avrebbero come solo orizzonte il lavoro nei campi o quello domestico. “Quando Educhi un uomo, tu Educhi un Individuo, quando tu Educhi una Donna, tu Educhi un’intera Famiglia”. Partendo da questa positiva convinzione, FREED, senza trascurare aiuti a ragazzi che contribuisce a inserire nel mondo del lavoro, si è concentrata sull’Educazione Femminile, altrimenti molto arretrata in quelle zone. Ha realizzato strutture di sostegno all’Educazione, tutorship, piccole biblioteche di Villaggio, Borse di Studio. Le prime stdentesse assistite da FREED nel Progetto Toorni sono in questi giorni state ammesse all’Università. Alcune, diplomate, sono tornate al Villaggio e sono ora loro Maestre nella scuoletta. La filiera virtuosa si è compiuta e tenteremo di renderla sempre più forte e vigorosa.

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Tibetan Children Village

Il “Tibetan Children Village” di Dharamsala in India è una istituzione No Profit che si occupa della cura e dell’educazione dei bambini tibetani in esilio, orfani e bisognosi.
L’occupazione Cinese del Tibet, avvenuta nel 1959, ha avuto come conseguenza il genocidio del popolo tibetano, con oltre un milione di morti. In conseguenza a tale, immane tragedia, circa centomila tibetani seguirono il Dalai Lama in esilio in India. Tra questi, migliaia di bambini orfani, vittime della guerra e della devastazione psicologica subita a causa della perdita delle loro famiglie, del loro ambiente, delle loro radici.
Il Dalai Lama immediatamente capì che il futuro del Tibet e della sua cultura dipendeva dalle nuove generazioni.
Così fu fondato il Tibetan Children Village (TCV), una comunità integrata con case-famiglia presenti in tutta l’India che, nella sola Dharamsala, oggi ospita circa 800 bambini. In ogni casa vivono circa 20-25 bambini, sotto la supervisione, nonché l’amore, di due responsabili donne.
Ancora oggi, nel 2010, migliaia di Tibetani continuano a subire persecuzioni nella loro Madre Patria, così da costringere i genitori all’estrema scelta di rinunciare ai propri figli, inviandoli attraverso un pericoloso e lungo passaggio di confini, a studiare, a crescere, a vivere in esilio in India.
Basti solo pensare che ogni anno circa 150 bambini affrontano le incertezze dell’esilio.
Ciò perché in Tibet le opportunità di ricevere un’educazione, nonché una vita dignitosa, sono veramente poche a causa del sistema scolastico imposto dalla Cina che mira a sopprimere l’Identità culturale tibetana.
Amasempre O.N.L.U.S. ha avviato, dopo un viaggio “di conoscenza” nel mese di gennaio 2010, il progetto di sostegno a distanza di questi bambini rifugiati che gli permetterà un adeguato livello di istruzione, anche in lingua tibetana, preservando gli usi ed i costumi della cultura di origine, nonché la copertura di tutti i costi necessari al mantenimento dei bambini: vitto, assistenza sanitaria di base, vestiario, materiale didattico.

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Orissa

Renubala è assai carina; i suoi occhi neri e grandi dondolano tra due punti indefiniti del nulla, ingabbiata nella sua capanna di fango dove da 14 anni passa l’intera giornata all’ombra della vita. Aveva dieci anni, Renubala, quando una maledetta poliomelite si è presa la sua felicità, il suo tempo. Ed il suo sole, perché in un villaggio poverissimo, dove un ciclone ha spazzato via tutto, a Renubala la vita concede solo di sedere nella sua capanna, ancora di più all’ombra della vita. Per lei, non c’è possibilità di prendere aria, di stare al sole: i suoi poverissimi ed anziani genitori hanno troppe poche energie per portarla in giro; non riescono nemmeno a darle del cibo buono. Eppure Renubala accavalla le gambe, unisce le mani e china il capo in segno di saluto, mangia da sola la sua ciotola di cibo.
Anche Babi è assai carina; i suoi occhi neri e grandi dondolano qua e là con una certa gra­zia. Ha 20 anni, Babi, ed è piena di energia, piena di sole. E’ un’insegnante ed una protagonista delle attività di promozione delle donne che lo SNEH sta portando avanti nei villaggi colpiti dal ciclone. Solo 8 mesi fa era una delle circa 120 donne presenti al primo incontro organizzato dallo SNEH per lanciare il mi­cro-credito. Si è fatta notare subito, Babi, ed è stata assunta come insegnante. Adesso non è più una persona da aiutare, ma una che aiuta.
Due storie diverse, due lati della medesima realtà: i villaggi poverissimi dell’Orissa dopo il superciclone del dicembre 1999.
Due storie diverse che si sono incrociate in occasione delle olimpiadi dei bam­bini organizzate dallo SNEH. Era la prima volta che i bambini hanno fatto una gara di corsa, di salto in lungo, di salto in alto. Era anche la prima volta che Renubala usciva dall’ombra dopo molto tempo.
Grazie all’aiuto di AMA, ed oggi di AMAsempre, lo SNEH svolge in quest’aria colpita dal ciclone una serie di atti­vità. Ne villaggio di Junagary, completamente distrutto, distribuisce un buon pasto giornaliero agli oltre cento bambini della scuola; ogni tanto, distribuisce anche vestiti.
Nei 12 villaggi intorno Kanjiakan lo SNEH ha organizzato diverse attività. Innanzi tutto, ha istituito tante scuole pomeridiane, dove 19 insegnanti seguono i bambini che al mattino frequentano le scuole pubbliche. Queste sono asso­lutamente inadeguate a fornire loro l’educazione necessaria: ci sono pochissimi insegnanti (qualcuno è morto durante il ciclone) e troppi bambini, le lezioni sono organizzate per gruppi i classe, anche 5 insieme; ed è difficile che la medesima lezione possa essere contemporaneamente utile al bambino di 6 anni ed a quello di 10.
Un’altra attività molto importante organizzata dallo SNEH è quella della promozione del micro-credito, rivolto solo alle donne; al momento, sono stati formati i gruppi base, che si incon­trano settimanalmente per ricevere il training. Le partecipanti a questi gruppi hanno iniziato a mettere in un fondo comune i loro risparmi e tra qualche mese verranno concessi i primi prestiti.
La costituzione di questi gruppi è parte di un più ampio disegno volto alla sensibilizzazione delle donne allo sviluppo del villaggio. Gruppi di donne si incontrano con i volontari dello SNEH anche su altre tematiche, come la protezione dell’ambiente o il lavoro per il bene comune. In un villaggio è stata costruita una struttura in fango che verrà adibita ad ambulatorio. La costruzione è stata voluta dalle donne ed è stata eseguita dalle persone più volenterose del villaggio. La gestione dell’ambulatorio, che prevede la presenza stabile di un’infermiera, una visita bisettimanale si un medico e l’acquisto dei medicinali, è oggi finanzata da AMAsempre.
Sempre all’interno del lavoro con gruppi di donne, va segnalata la costituzione di un centro d’insegnamento di taglio e cucito.
Il più importante progetto dello SNEH è stato quello della costruzione di un grosso rifugio in ce­mento che in tempi “normali” serve da scuola. Questo è un progetto che è stato finanziato dall’Associazione Mondo Amico ed oggi è supportato da AMAsempre.
Lo SNEH sta svolgendo un lavoro capillare ed ad ampio raggio: sta dando lavoro ai giovani, sta cercando di fornire un’appropriata educazione ai bambini, sta tessendo una trama di donne sen­sibilizzate alla cura del villaggio e pronte ad investire sulle proprie capacità per uscire dalla povertà grazie al micro-credito, come insegna la Grameen Bank del premio nobel per l’economia, il Prof. Muhammad Yunus.
Ed ancora la costituzione di un ambulatorio per la salvaguardia della salute de­gli abitanti del villaggio. Non dovrà mai più accadere che una donna muoia per le conseguenze di un parto difficile sopra un carro di buoi lungo la strada per il lontanissimo ospedale di Jagathsinpur. Non dovrà accadere più che una donna poverissima, non potendo prendersi cura del bambino che sta per nascere, provochi il suo aborto e muoia per questo. Non dovrà più accadere che per una ba­nale infezione un uomo, il cui lavoro è l’unica fonte di sostentamento della famiglia, perda un oc­chio.
Il rifugio di cemento a prova di ciclone ospita oggi un centro di aggregazione del villaggio, ove si alternano varie attività (sartoria, deposito, manifestazioni etc.). Dal punto di vista simbolico questo è il progetto più importante. Gli abitanti del villaggio non saranno più im­potenti di fronte alla furia degli elementi naturali; potranno mettersi al sicuro, usufruendo di una struttura organizzata.
Quello che manca in Orissa e che lo SNEH sta cercando di eseguire in diversi settori. Per la cronaca, per assenza di sedia a rotelle, Renubala è stata trasportata su una sedia.
Per quanta cura e buona volontà ci abbiamo messo, una volta, inerme, Renubala è misera­mente scivolata nella polvere. Anche questo non dovrà accadere mai più.

ippoterapia

Ippoterapia

E’ un piccolo luminoso Progetto, nato all’interno delle strutture di OFFER grazie al lavoro e alla passione di una Volontaria di lusso di AMAsempre la “visionaria” Gilda Novelli. Gilda (the Gilda come la chiame Kallol) è una fisioterapista di grande esperienza, specializzata nella riabilitazione di bambini ( e non sol) con handicaps neurologici e fisici. Per una sua scelta di vita Gilda ha chiesto ad AMAsempre di poter offrire il la sua Opera per i ragazzi di Apanjan di cui aveva sentito parlare durante un viaggio a Kolkata. Detto fatto Gilda, accompagnata dal marito, Francesco Spada affermato Artista multimediale che, per non farsi mancare niente, da due-tre viaggi in India è venuto fuori con un fascinosissimo “Istant Book” fotografico, è arrivata a Kolkata, ha rimandato a casa il marito e si è “sparata” tre mesi in un villaggetto vicino Apanjan e Anandghar le due amoreolissime case per bambini handicappati e sieropositivi create da Kallol con il sostegno di AMAsempre. (E prima di AMA l’Associazione Mondo Amico, in particolare Apanjan è dedicata a Lina Matino, la meravigliosa Mamma di Don Gennaro al cui entusiasmo e capacità di “raccolta” si deve in toto la nascita di Apanjan). Ogni mattina in corriera sulle strade indiane per andare da casa (due stanzette bagno e cucina) giornata di lavoro con i bambini e i fisioterapisti indiani, senza capire una parola di bengalese e due o tre di inglese. La forza della passione ha reso i primi tre mesi un grande successo culminato in una Conferenza in un convegno internazionale tenuto a Kolkata durante il quale Gilda ha annunciato la sua “vision”: introdurre per prima volta in India l’Ippoterapia come strumento per il recupero di alcune forme di handicap.
Detto, fatto, grazie anche al “gemellaggio” con una bellissima ONLUS , fondata da cari amici in ricordo di un amico scomparso, la Luconlus di Roma, che ha contribuito a sostenere e realizzare il Progetto, Kallol ha creato le “facilities” un piccolo maneggio, uno stalliere e un cavallino paziente con i bambini. Gilda è tornata a Kolkata altri tre mesi e il Progetto è realtà Ha formato i fisioterapisti locali, ha messo i primi bambini, felicissimi sul cavallino, ha steso un piano di lavoro per il futuro comprendente un cavallo più alto per ragazzi più grandi, avendo esteso il beneficio dell’Ippoterapia andhe ai ragazzi sieropositivi di Anandghar, visto che il mostro dell’AIDS lo si tiene anche lontano non solo con i farmaco ma moltissimo con la gioia di vivere, l’energia interiore (i ragazzi Di anandghar fanno perciò Yoga, Musicoterapia, Danza) e ora anche Ippoterapia, grazie a “the Gilda” piccola grande visionaria. Al marito che dall’Italia chiamava spesso in sede per essere sicuro che “the Gilda” stesse bene Gilda, a noi che la rintracciavamo, o la incontravamo nei nostri viaggi di sopralluogo, ripeteva: “Ditegli che non sono mai stata così bene, nella Pace della campagna Bengalese e con tanti bambini da assistere…”

atmaja

Atmaja

Atmaja è una dolcissima espressione Bengalese che può essere tradotta con “Nati dall’Anima”.
Il Prpgetto è nato dalla strenua volontà del Fondatore di OFFER, Dr. Kallol Ghosh, di non voltare la testa dall’altra parte di fronte a un grandissimo problema: la nascita ogni anno in India di oltre 20.000 bambini sieropositivi (e quindi praticamente da subito condannati a una difficile vita “ a tempo”). Questo in un mondo dove in moltissimi Paesi sono messi a punto trattamenti farmacologi per le madri sieropositive che hanno ridotto il tasso di natalità di bambini sieropositivi da oltre l’80% a meno del 2%!!! Perchè in India, capace per altri versi di andare sulla Luna, questo non è ancora avvenuto?
Molto perchè l’India è anche un antico Paese legato a comportamenti e atteggiamenti sociali difficili da rimuovere. Lo studio che permette, sulla base di un affermato Protocollo-Guida Internazionale di “attualizzare” e “localizzare” il trattamento al genotipo di donne di uno specifico Paese e al livello di immunodeficienza e altre variabili ( gruppi sanguigni, pressione arteriosa etc.) del singolo soggetto, richiede, per portare al risultato di “localizzare” il Protocollo e renderlo disponibile in ampia scala ai centri di assistenza pubblici, ha bisogno di studiare in modo accuratamente controllato, la risposta ai farmaci di almeno 100 madri sieropositive durante l’intera gravidanza e poi durante il parto e l’indispensabile allattamento (senza il quale il bambini è esposto a pericoli ancora più gravi e immediati di gastro-enteriti…)
Questo Studio, non è mai decollato nonostante gli sforzi positivi delle strutture pubbliche perchè ha cozzato contro un muro. Le donne incinte sieropositive tengono nascosta la loro malattia per paura dello stigma che nei villaggi o altre comunità è vissuto a danno dei portatori di sieropositività o di AIDS. La grande novità è che OFFER, tramite il lavoro intensissimo di Kallol e dei suoi Assistenti Sociali, ha cominciato un profondo lavoro di “Awerness” “Presa di Coscienza” di ampie fasce di popolazione dei Distretti del West Bengal dove è arrivato il suo lavoro. E’ poi sorta Anandghar, la prima casa in India che ha accolto bambini sieropositivi o AIDSaffected, grazie alla quale e al lavoro ad essa collegato di OFFER, si è arrivati ad avere i piccoli ammessi nelle scuole pubbliche (Prima ne è erano totalmente esclusi) e addirittura, ultimo successo personale di Kallol, partecipanti, orgogliosi nelle loro belle divise, ai corsi e alle gite dei Boys Scout e delle Girls Scout!
Questa progressiva Awerness ha generato il miracolo. 100 giovani donne sieropositive hanno sottoscritto a OFFER alla presenza del Capi-Villaggio la loro adesione, una volta incinte, di essere parte dello Studio.
OFFER, in collaborazione con il Ministero della Salute del West Bengal e con la Calcutta University, ha così potuto prendere la “eroica” decisione di attivare “Atmaja” e il sogno ad essa collegato di avere disponibile un Protocollo da poter usare in larga scala per tante donne malate, preservando la vita di tanti nascituri caciuttielli.
AMAsempre ha sostenuto dal primo giorno il sogno visionario di Kallol. Come ricorderanno gli amici più “anziani” il Progetto è stato annunciato da Kallol a Napoli nel corso della serata di Amicizia e Solidarietà alla bella e ospitale “Terra degli Aranci” introdotta dal Professor Aldo Masullo nel luglio del 2012. Da allora abbiamo convogliato, grazie alle donazioni di 3 generosi “visionari” 45.000 euro a OFFER che hanno aiutato la partenza del Progetto. Abbiamo creato per OFFER collegamenti Internazionali con la Fondazione Internazionale Robert Gallo (il grande scienziato americano che ha messo a punto il Protocollo Internazionale alla base dei trattamenti per la protezioni di nascituri da madri sieropositive). Abbiamo incontrato gli Amici della Comunità di Sant’Egidio che con un Progetto analogo (Dream) sono riusciti negli ultimi anni a ridurre in Mozambico la nascita di bambini sieropositivi di circa il 90%!!!. Con generosità ci hanno trasferito la loro preziosa esperienza. E molto altro, difficile da riassumere, che ha nutrito il “sogno visionario”. Così l’anno scorso “Atmaja” è partito. Con 15 volontarie accuratamente e amorevolmente seguite dallo staff di medici, infermieri, psicologi e assistenti sociali messo in piedi da OFFER. Quattro mamme si sono eclissate dopo poche settimane di controlli e trattamento farmacologico per motivi legati al vecchio problema dello “stigma”. Due hanno subìto aborto spontaneo. A settembre 2013 è nato Debanjan, il primo bambino la cui mamma aveva ricevuto il Trattamento completo, via via aggiustato grazie alle analisi che lo permettono, sulle sue capacità di accettazione dei potenti, e perciò da usare in modo accurato, farmaci anti-retrovirali. E Debanjan è nato SANO, sangue sieronegativo! Dopo di lui altri otto caciuttielli. TUTTI SANI. Atmaja è partito e condividiamo un meraviglioso emozionante momento. I bambini di madri sieropositive non sono più condannati La “Trasmissione Verticale” del virus è controllabile. Per uno strano caso del destino, mentre gli altri 8 caciuttielli sono tornati ai villaggi con le mamme (e a tutt’oggi sono perfettamente sani anche dopo l’allattamento dalla mamma), il “vecchio” Debanjan è stato abbandonato dalla mamma che è sparita per motivi misteriosi dopo averlo dato alla luce. Così il “vecchio” Debanjan è ora il più piccolo ospite di Anandghar, coccolato e amato come il simbolo di Atmaja. Un bambino bellissimo che, se Dio ci aiuta, avrà una vita sana.
In questo secondo anno, sostenuto da un dono di 25.ooo euro di una coppia di amici visionari, Atmaja si prefigge di aggiungere allo studio da 25 a 30 mamme e seguirle per far loro nascere bambini sani e aggiungere dati allo Studio che ha bisogno, dalle statistiche acquisite a livello Internazionale, di almeno 100 casi studiati per ufficializzare il Protocollo che potrà essere adottato su larga scala.
Non sappiamo ancora come arriveremo con il grande Kallol (che oramai da più anni è l’Esperto Indiano invitato alla Conferenza Mondiale sull’AIDS Pediatrico) alle 100 donne. Ma sappiamo che ci arriveremo perché, per Grazia di Dio, esiste la Provvidenza ed esistono i “pazzi visionari” senza i quali il Mondo non andrebbe avanti.

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Anandaghar (Casa della gioia)

Anandaghar è una casa-ospedale che ospita i bambini sieropositivi: è l’ultima delle case-famiglie costruite dall’OFFER, ed anche il progetto più  ambizioso .
In India, la situazione dei bambini affetti dal virus dell’ HIV e’ una delle peggiori che si possano incontrare: essi vengono infatti fin da subito ostracizzati dalla “società convenzionale”  attraverso l’ esclusione dalle scuole, dagli ospedali, dagli orfanotrofi e dalle strutture di accoglienza perché loro, o i propri genitori,  sono affetti dalla malattia. Questa negligenza  li costringe, il più delle volte a finire nelle strade della città e di conseguenza entrando in contatto con la piaga del lavoro minorile e altri tipi di sfruttamento.
L’ idea di Anandaghar (“Casa della gioia”) nacque quando l’OFFER  iniziò ad identificare alcuni bambini marginalizzati, di età compresa tra i 18 mesi e 15 anni, che avevano contratto  l’ HIV. La maggior parte di questi bambini, tutt’ ora ospiti del centro, proviene dalle aree rurali del Bengala, gli altri dalle zone urbane o semi-urbane. Sono bambini, molti dei quali orfani, che provengono da  situazioni di estrema povertà e che hanno contratto il virus dai propri genitori alla nascita. Il centro sorge per contrastare, tramite cure specifiche (in particolare antiretrovirali), nutrimento adeguato, istruzione specifica il mutamento del virus in sindrome.
Le cure antiretrovirali fanno si che l’infezione pediatrica da HIV passi da condizione fatale a condizione cronica trattabile.
Obiettivo generale del  progetto Anandaghar, in accordo con le strategie e le azioni programmate dalla Cooperazione Internazionale e più in generale dalla Conferenza dei Paesi Donatori e dall’OCSE, è concorrere alla riduzione dell’incidenza delle malattie trasmissibili, in particolare in età minorile, operando particolarmente nel contrasto dell’evoluzione dell’HIV in sindrome conclamata, attraverso il rafforzamento delle capacità e delle risorse disponibili nei Paesi in Via di Sviluppo o Meno Avanzati.
Molti degli obiettivi preposti da OFFER per Anandaghar sono stati raggiunti con successo: al momento nel Centro sono ospitati 32 bambini, che, seguiti da un team specializzato, ricevono educazione, supporto sanitario di base e nutrimento adeguato.
AMAsempre O.N.L.U.S., quindi, ha aderito con entusiasmo alla richiesta dell’O.F.F.E.R. di finanziamento per l’acquisto di un’ambulanza per Anandaghar che servirà nei casi di necessità immediata di cure mediche per i bambini sia in questo momento, in cui la struttura ospedaliera del centro e’ in fase di decollo, sia quando la struttura sarà funzionante a tempo pieno. Il Centro, che sorge a Gobindapur, un’ area semi-rurale della periferia sud di Kolkata, dista circa 40 Km dal più vicino centro ospedaliero in grado di fornire le cure d’ emergenza necessarie ai bambini che, vista la loro condizione sanitaria, necessitano di costanti cure e monitoraggi per gli effetti del virus e delle medicine somministrate sul loro giovane organismo.
L’ ambulanza servirà inoltre per accelerare le operazioni relative il reperimento dei farmaci necessari alle terapie dei bambini e per raggiungere velocemente quei casi in cui un’ immediata somministrazione di determinati medicinali a madre e neonato al momento del parto, bloccherebbe la trasmissione del virus.

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Apanjan (la mia casa)

Apanjan è un grande centro di accoglienza rivolto ai bambini handicappati di Calcutta che trovano vitto, alloggio,assistenza medica, integrazione sociale ed educazione scolastica,.
L’OFFER (Organization For Friends Energies and Resources), gestisce questo progetto da quasi dieci anni. Le attività dell’OFFER sono supportate dall’Associazione AMAsempre O.N.L.U.S e hanno come beneficiari i bambini di strada che vivono principalmente nelle stazioni. Questi finirebbero nel racket dell’elemosina (so­prattutto se handicappati), in quello della prostituzione o peggio ancora diventerebbero merce per il traffico di organi. A tal fine, già sono stati realizzati vicino alle stazioni più grandi (Howrah, Dum Dum ed altre) dei centri di prima assistenza, che poi smistano i bambini in varie altre strutture.
In particolare, l’OFFER ha costruito un grande centro di accoglienza (Apanjan) in cui vengono ospitati circa 40 bambini handicappati abbandonati sin dalla nascita, incapaci di parlare. L’ambiente è molto ospitale e pulito e si trova in una zona residenziale a nord di Calcutta, dove l’aria è meno inquinata, e permette quindi a questi bambini che hanno quasi tutti dei problemi respiratori una migliore ossige­nazione. Questa scelta si traduce in un maggior costo di affitto e di trasporti. Nella casa vi sono dei macchinari per la fisioterapia. Vi è anche del personale che vive sta­bilmente, tra cui Srimantu, un ragazzo di 28 anni a sua volta abbandonato per strada e cresciuto gra­zie all’attività dell’OFFER e che ha deciso di lavorare con i bambini ancora più sfortunati di lui. In definitiva, tra costi di gestione e numero di personale, questa casa famiglia è molto di­spendiosa; si potrebbe persino dire che essa è antieconomica.  Per questo motivo, i bambini handicappati di regola vengono tagliati fuori anche dalle organizzazioni che operano per lo sviluppo e l’assistenza delle fasce più deboli, e quindi ci appare ancora di più meritevole l’attività dell’OFFER.
Noi abbiamo avuto la fortuna di essere ospitati presso uno dei Centri dell’OFFER e siamo stati accolti dai bambini indiani con molto entusiasmo; anche se incapaci di parlare, hanno espresso tutta la loro gioia con forti abbracci e sorrisi. Un momento molto emozionante è stato quello in cui abbiamo distribuito le caramelle: i bambini non sapevano come aprirle e uno di loro ha tentato addirittura di mangiarne una con tutta la carta!! Quindi tutti si sono lasciati tranquil­lamente imboccare, tranne uno che pretendeva di ricevere la caramella tra le sue mani……
Mr. Kallol Gosh ha una storia personale molto particolare. Quando all’età di 20 anni il padre gli chiese cosa volesse fare nella sua vita, egli con semplicità affermò che avrebbe voluto lavorare con i bambini di strada. Il padre, allora, gli disse che “per comprendere la povertà bisogna viverla” e lo invitò a dormire due settimane in strada. Detto questo lo cacciò e Mr. Kallol finì in prigione per va­gabondaggio…. Da questa esperienza, però, comprese che i bambini di strada hanno soprattutto bi­sogno di amore e di qualcuno che si prendesse cura di loro.

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Apanghar (la nostra casa)

I bambini costituiscono una delle emergenze di Calcutta. In particolare si considerino gli allarmanti indici di denutrizione, di diserzione scolastica, di mortalità specificamente collegate al disagio, ed in particolare relativa­mente alla specifica condizione dei co­siddetti “bambini di strada”.
Il termine, nonostante la sua generi­cità, identifica fondamentalmente quella categoria di bambini deprivati dei più basici diritti spettanti ai mi­nori; la definizione, forse la più accu­rata, è fornita dall’ UNICEF ed  in­clude due categorie di bambini: quelli che  vivono e lavorano costantemente sulle strade, i cui legami familiari pos­sono anche esistere, ma sono deboli e sono mantenuti solo occasionalmente e i  bambini che praticano qualche tipo di attività economica sulle strade ma che alla fine della giornata tornano nella propria casa, contribuendo in questo modo agli introiti del nucleo familiare.
A causa della fragilità economica delle famiglia, molti dei bambini apparte­nenti a questa seconda categoria, op­tano per una permanente vita di strada, sperando per un futuro mi­gliore per sé stessi. In entrambi i casi, questi bambini, non sono tutelati da specifiche istituzioni, sia per loro vo­lontà sia per impossibilità di copertura dei servizi pubblici o privati presenti sul territorio e sono spesso vittime di un endemico stato d’ abbandono, non­ché di abusi e sfruttamenti di vario tipo.
OF­FER lavora nelle periferie più povere di Calcutta, dove si occupa di educare e sostenere socialmente le famiglie più bisognose, recuperando i bambini e ragazzi comple­tamente privi di famiglia che si aggi­rano nelle strade e per le stazioni di Calcutta.
Ogni anno OFFER sostiene ed aiuta ol­tre 5.000 bambini, molti dei quali completamente privi di famiglia, soste­nendoli con vari strumenti sia per quanto concerne il reinserimento scolastico e l’assistenza alimentare, sia per l’appoggio medico e/o psicologico.
E’ così nata Apanghar (la nostra casa) dove i ragazzi ven­gono educati, trovano una famiglia e vengono successivamente instradati al lavoro.
AMAsempre O.N.L.U.S. ha abbrac­ciato il progetto di sostegno a distanza di questi bambini che, grazie alla quota di 20 € mensili pagata dai so­stenitori, offrirà loro un adeguato li­vello di istruzione, nonché la coper­tura di tutti i costi necessari al mante­nimento dei bambini: vitto, alloggio, assistenza sanitaria di base, vestiario, materiale didattico.